mercoledì 5 luglio 2017

A fine luglio le colline di Conegliano e Valdobbiadene potrebbero entrare a far parte del Patrimonio Unesco





Sì alla candidatura a Patrimonio Unesco del paesaggio vitivinicolo del Prosecco.
Il dossier è stato esaminato dalla Commissione nazionale e il parere è stato favorevole: la candidatura delle colline di Conegliano e Valdobbiadene ora andrà a Parigi, dove a fine luglio verrà emesso il verdetto. Ministro Martina: «Rafforzamento a livello mondiale di una delle produzioni vinicole italiane più apprezzate»

 La Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha esaminato il dossier che era stato firmato mercoledì 25 gennaio dal Ministro Maurizio Martina e, all’unanimità, ha espresso il suo parere favorevole. Ora la candidatura vola a Parigi dove a fine luglio verrà emesso il verdetto definitivo.  L’area candidata, tra Valdobbiadene e Conegliano, racchiude la zona di produzione del Prosecco Docg.
«Con questa candidatura - ha commentato il Ministro Maurizio Martina - vogliamo affermare il grande valore culturale e

ambientale che la nostra agricoltura riveste in special modo in territori eccezionali come le colline di Conegliano e Valdobbiadene. Allo stesso tempo rafforziamo il posizionamento a livello di mondiale di una delle produzioni vitivinicole più pregiate e apprezzate del nostro Paese».
Nella zona si estendono circa 5mila ettari di vigneto su cui operano oltre 3mila agricoltori. 20 poli museali, numerosi itinerari di interesse a carattere storico ed enogastronomico, tra cui la prima strada del vino inaugurata nel 1966. Sono 79,2 milioni le bottiglie di vino certificato come Docg, corrispondente a 593.798 ettolitri,

prodotte nel 2014 in centinaia di unità produttive caratterizzate prevalentemente da piccole aziende agricole.
Senza dubbio la candidatura è stata sostenuta dall’aumento record del 25% delle vendite nel 2016 a livello mondiale (Dati Istat) dove il prosecco è il vino Made in Italy più esportato.
La candidatura del Prosecco apre un anno storico per il Made in Italy nell’Unesco che tra il 4 e l'8 dicembre 2017 a Seul, dove si tiene il comitato mondiale, esaminerà la candidatura per l'iscrizione dell'Arte dei Pizzaiuoli napoletani nella lista rappresentativa del
patrimonio culturale immateriale dell'umanità Unesco a supporto del quale si sta completando la raccolta di 2 milioni di firme in tutto il mondo.


martedì 4 luglio 2017

SCOPERTA LA BOTTIGLIA CHE NON GOCCIOLA


wine bottle


Novità assoluta: scoperta la bottiglia che, grazie ad una scanalatura sotto il bordo, non fa gocciolare il suo contenuto. Mai più tovaglioli ed antiestetici accessori da infilare sul collo della bottiglia per bloccare il gocciolamento.

Una modifica semplice, ma geniale quella di Daniel Perlman, biofisico presso l’università americana Brandeis a Massachusetts, che ha studiato per ben tre anni come i liquidi si comportano quando corrono sopra il bordo di una bottiglia. La soluzione per evitare il problema del gocciolamento è una scanalatura di solo due millimetri di larghezza ed un millimetro di profondità sopra l’anello, che si trova nella parte più alta del collo della bottiglia. L’incisione fa da barriera al vino, che tende ad “attaccarsi” al vetro, producendo un effetto igroscopico.


Per capire quale fosse la strada da prendere, Daniel Perlman, che possiede già oltre 100 brevetti in vari campi scientifici, ha analizzato in dettaglio filmati in slow-motion del vino versato: questo gli ha permesso di notare che gli “sgocciolamenti” maggiori ci sono quando la bottiglia è quasi piena (e quindi tende ad essere tenuta più in verticale), giungendo alla conclusione che un’incisione sul collo della stessa poteva eliminare il problema.

Capire quali fossero le dimensioni ideali dell’incisione ha richiesto diversi esperimenti, ma Perlman è giunto ora ad una soluzione che sarebbe efficace. Daniel Perlman. Ora sta cercando dei produttori di bottiglie per avviare la fabbricazione della sua invenzione.

Rimini: la nuova tendenza per la notte da bere si chiama… Pignoletto!




Rimini continua a dettare legge per le tendenze del divertimento estivo, anche se si parla di cocktail  e novità da bere. Quest’anno, il connubio preferito per i cocktail di tendenza è particolarmente interessante per gli amanti del Nettare di Bacco, perché vede l’unione di un prodotto che è piena espressione del suo territorio: il Pignoletto Frizzante dei Colli Bolognesi. Qualcuno sarà stupito, ma questa è la base per i cocktail dell’estate 2017. A decretare il trend è stata – a pochi giorni dalla 12^ edizione della Notte Rosa – la Rimini International Bartender, ovvero la sfida tra barman promossa da Apt Servizi, Emilia-Romagna, Consorzio Vini Colli Bolognesi, Comune di Rimini e Villaggio Kennedy Cake. Sfida quest’anno arrivata all’edizione numero 3 e che sta destando sempre maggiore attenzione tra addetti ai lavori e pubblico.

L’appuntamento è fissato per giovedì 6 luglio: il Villaggio Kennedy Cake su Lungomare Tintori si trasformerà in un originale “open bar” vista mare, tra dj set, musica dal vivo, corner di frutta fresca e street food. La formula del contest prevede che i barman saranno al contempo concorrenti e giudici: ogni cocktail proposto da uno degli sfidanti verrà valutato dagli altri con voto segreto. Oltre a rappresentare la ‘base’ della sfida, il Pignoletto frizzante sarà anche protagonista in uno dei due cocktail proposti dai barman dei locali riminesi.
Che sia l’inizio di una tendenza di successo, e un nuovo modo ancora di bere il vino?................................

lunedì 3 luglio 2017

Il Borro: la tenuta incantata della famiglia Ferragamo


Il Borro
Una straordinaria tenuta toscana di 700 ettari in cui il tempo sembra essersi fermato. Questo è Il Borro, un’oasi dedicata all’ospitalità che racchiude un borgo medievale, una villa ottocentesca e una cantina vinicola secolare. La tenuta è circondata da splendide case color ocra e rosa, luoghi di vita e di leggende delle illustri famiglie fiorentine come i Pazzi o i Medici, che hanno determinato le sorti della Toscana. Il Borro è oggi proprietà della famiglia Ferragamo, che con passione ha ridato vita a questo angolo di Toscana.

C’era una volta…

Nel 1985 durante una partita di caccia, Ferruccio Ferragamo scoprì questa riserva vicino al villaggio Il Borro, in provincia di Firenze. Quasi dieci anni dopo, sedotto dalla sua bellezza, decise di acquistare l’intera proprietà allora appartenente al Duca Amedeo D’Aosta, incluso il borgo medievale e la villa padronale allora distrutta della Seconda Guerra Mondiale. Il piccolo borgo, risalente al lontano 1039, è il vero cuore della tenuta, arroccato sulle rocce scoscese del “Borro”, termine che sta ad indicare un burrone formatosi dal letto di un torrente.
Oggi, grazie alle cure e ai lunghi lavori di restauro da parte di Salvatore Ferragamo, la tenuta è tornata a nuovo splendore, facendo rivivere le antiche tradizioni di questi luoghi.

Il lifestyle firmato Ferragamo e la passione per l’arte

Un nuovo concetto di lifestyle, un ambiente sofisticato all’insegna del gusto e il ricordo di tempi passati: questa è l’anima del Borro. Grazie all’occhio attento della famiglia Ferragamo, è nato uno splendido “agriturismo di lusso”, per un totale di 28 sistemazioni tra appartamenti, ville e casali, nel pieno rispetto dei
materiali tipici e della loro storia, splendidamente arredati con mobili ed oggetti d’artigianato locale. L’eleganza di stile, la bellezza del paesaggio, il comfort e il piacevole clima toscano, fanno del Borro una destinazione esclusiva.
All’ospite sono aperte infinte possibilità per rilassarsi
Bolle di borro - mc
e ritirarsi dalla quotidianità: una passeggiata tra le strette stradine del villaggio, un tuffo nella piscina a sbalzo, un pomeriggio alla Spa o un pasto tradizionale all’Osteria del Borro.
Lo spazio direttamente sopra la cantina è adibito a zona di mostre ed eventi culturali, poiché l’attenzione

dei proprietari per l’arte e la collezione privata di Ferruccio Ferragamo, raccolta con passione nel corso degli anni, ha portato alla creazione di un’interessante raccolta di opere d’arte legate al tema del vino. Tra esse spiccano creazioni di Dürer, Rembrandt, Mantegna,
Merlot -Cabernet Igt
Piranesi, Manet, Picasso e Andy Warhol.

Le creazioni vinicole

Nel 1993 Ferruccio Ferragamo da il via alla produzione vinicola, con l’aiuto dell’enologo Nicolò D’Afflitto che, dopo attente analisi dei terreni, impianta e coltiva le varietà che meglio si adattavano alle caratteristiche del luogo: Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e Petit Verdot ad un’altezza di 300 metri, Sangiovese a 350 metri e Chardonnay a 500 metri s.l.m.
La tenuta si estende in Valdarno ai piedi del monte Pratomagno e gode di un terreno di una buona struttura, modellato dalle acque dei grandi laghi, che in epoca pliocenica coprivano l’intera valle: oltre a
Sangiovese Igt
segnare l’aspetto, ne caratterizza fortemente anche la composizione.
Dai 45 etatari totali nascono vini di eccellenza, che nel corso degli anni hanno ricevuto grande attenzione dagli esperti del settore.

 

sabato 1 luglio 2017

Lo Champagne - notiziario base - che cosa è e da dove viene

L’altra sera ho portato mia moglie in un posto di lusso, e per festeggiare il compleanno ho ordinato champagne. Quando il cameriere mi ha portato il conto, sono trasalito. “Non è un po’ caro?” Gli ho chiesto. E lui, un po’ imbarazzato: “Ehm, signore… Quello è il ghiaccio. Il conto dello champagne è nel secondo foglio” ............................................................................Azz

Le regioni dello champagne 
Si possono definire quattro grandi centri di produzione dello champagne: 
 Montagne de Reims, culla del Pinot nero 
 Vallée de la Marne, terra di produzione del migliore Pinot Meunier 
 Cote Des Blancs da cui provengono i migliori champagne di Chardonnay, i celebri Blancs de Blancs; 
 Cote des Bar, in cui si coltiva un Pinot nero di grande espressività 
Tra gli oltre 320 crus (comuni, vigneti, zone) che compongono la A.O.C. Champagne, solo 17 sono giudicati degni di portare la denominazione Grand Cru 100%. Lo champagne Grand Cru è esclusivamente elaborato da uve provenienti da un vigneto classificato al 100% nella scala qualitativa dei crus; questi grappoli di nobile origine molto ricercati, rari e costosi, compongono gli assemblaggi delle “Cuvées de Prestige “ delle più prestigiose marche. È invece la norma per molti vignerons (i produttori di champagne) proprietari in queste zone utilizzarli per ogni cuvée.
Le Uve


Nella produzione dello champagne si possono utilizzare numerosi vitigni; i principali sono:

  • Pinot Nero, uva a bacca nera e polpa bianca, presente soprattutto attorno alla Montagne de Reims e nella Côte des Bars, che dona allo champagne aromi di frutta rossa e gli conferisce corpo e potenza;
  • Pinot Meunier, uva a bacca nera e polpa bianca, che proviene soprattutto dalla Vallée de la Marne e si caratterizza per la sua morbidezza, che da allo champagne rotondità e bouquet;
  • Chardonnay, uva a bacca e polpa bianca, presente soprattutto nella Côte des Blanc, che dona champagne caratterizzati da note floreali e grande finezza;
  • Pinot Bianco, uva a bacca e polpa bianca;
  • Arbanne, uva a bacca e polpa bianca;
  • Petit Meslier, uva a bacca e polpa bianca.

Nella realtà, Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay coprono oltre il 99% della produzione champenoise.

L'Assemblaggio 

La particolarità del terroir e del clima della Champagne, regione situata nel nord della Francia caratterizzata da notevole incertezza climatica, hanno fatto sì che lo champagne si evolvesse come un
prodotto di assemblaggio, nel quale potessero essere unite uve di tipologia diversa ed anche di più annate, con l'obiettivo di realizzare un prodotto adeguato anche nelle annate meno favorevoli.
Tranne che per gli champagne millesimati, prodotti con uve di una sola vendemmia, lo champagne è il frutto dell'assemblaggio di uve diverse fra loro e provenienti da più vendemmie.
L'assemblaggio ha luogo nella primavera successiva alla vendemmia, quando si procede alla messa in bottiglia ed il prodotto dell'ultima annata, che può essere formato da uve diverse, viene unito con una porzione di vini di annate precedenti; in questa fase avviene inoltre l'inserimento dei lieviti (liquer de tirage) che, assorbendo gli zuccheri, liberano anidride carbonica creando le caratteristiche bollicine.

La Maturazione

Da qui inizia la maturazione dello champagne che starà sui lieviti per non meno di 15 mesi per gli champagne senza annata ed almeno 36 mesi per gli champagne millesimati, vale a dire quelli formati con
uve di una sola vendemmia: più a lungo la bottiglia riposa sui lieviti, in condizione di oscurità e di temperatura costante (10-11°) più si arricchisce nelle sue componenti aromatiche.

Il Dégorgement
Fino a che lo champagne resta a contatto con i lieviti, correttamente conservato, non invecchia: l'invecchiamento vero e proprio inizia con il dégorgement, ossia con l'operazione di espulsione dei residui dei lieviti. Poiché in questa fase una piccola quantità di prodotto viene persa, si procede al rabbocco inserendo nella bottiglia o lo stesso vino base oppure la liqueur de dosage, che potrà essere più o meno zuccherata e ciò determina il fatto che il prodotto finale sia più o meno secco (da extra-brut a doux).

Dalle caratteristiche della produzione derivano le diverse classificazioni che possono
Congelatore di colli di bottiglie
assumere gli champagne:
  • Champagne formati da sole uve bianche (Blancs de blancs) o da sole uve nere (Blancs de noirs);
  • Champagne millesimati, le cui uve sono quelle provenienti da un'unica vendemmia (che dovrà naturalmente essere di grande livello!) e non millesimati o sans année, le cui uve sono derivate da più vendemmie (costituiscono la maggior parte della produzione);
  • Champagne nature, extra brut, brut, demi-sec, sec, doux, a seconda della quantità di zucchero contenuto nella liqueur de dosage
  • Champagne rosé
  • Champagne più o meno frizzanti a seconda della quantità di lieviti immessi nella liqueur de tirage

    Suggerimenti pratici

    Lo champagne si conserva in cantina, a temperatura fresca e costante ed al riparo dalla luce, sua principale nemica insieme agli sbalzi termici e all'ossigeno. Le bottiglie si dispongono coricate fuori dai cartoni (soprattutto se in presenza di umidità).

    Lo champagne si beve fresco, mai ghiacciato. Più lo champagne è giovane e vivace, più converrà berlo fresco (8 gradi, anche 7 per i giovani blanc de blancs). Le grandi cuvées di pinot e i vecchi millesimati di blanc de blancs possono essere serviti anche a 10 gradi.

    Raffreddarlo:

    • Nel classico secchiello immerso in acqua e ghiaccio, la bottiglia sarà alla temperatura ideale in circa venti minuti;
    • Nel frigorifero: coricare la bottiglia nella parte bassa del frigorifero dalle tre alle quattro ore prima di servirla; potete lasciarla anche più a lungo, perché la temperatura resti costante.
    È assolutamente sconsigliato il congelatore, che annienta aromi e sapori.

    Il congelatore è per lo champagne quello che l'asciugatrice è per un maglioncino di cashmere: ovvero una tragedia.

    Come servirlo:

    Il bicchiere usato è la flûte alta e slanciata a stelo lungo,
      io personalmente preferisco quelli per i grand cru con piede alto e corolla larga.

 


A fine luglio le colline di Conegliano e Valdobbiadene potrebbero entrare a far parte del Patrimonio Unesco

Sì alla candidatura a Patrimonio Unesco del paesaggio vitivinicolo del Prosecco. Il dossier è stato esaminato dalla Commission...